The girl
Solo adesso penso a una ragazza che ho conosciuto quando ero piccolo.
La ragazza provava ad insegnarmi l’inglese, questa lingua speciale. Veniva a casa mia e io, 7 anni, la facevo entrare nella mia cameretta: è lì che facevamo lezione.
Sono sicuro di non aver mai sistemato la mia cameretta prima che arrivasse lei, la facevo entrare così, senza ordinare, senza nascondere le prove di quello che c’era stato. Chissà cosa pensava di me? Forse che avevo 7 anni.
Durante una lezione, la ragazza, che per comodità ma anche un po’ per farle vedere che non abbiamo perso tempo chiameremo the girl, tirò fuori dalla sua borsa degli oggetti.
Mi diceva il nome e io dovevo ripetere.
“Keys” e io: “Keys”
“Bottle of water” e io: “Bottle of water”
“Pencil” e io: “Pencil”
Poi the girl tirò fuori dalla borsa due uova, avvolte in della carta di giornale:
“Eggs” e io “Eggs”.
La lezione andò avanti e finì, quella come le altre che abbiamo fatto. Poi arrivò giugno, mese speciale per chi ha 7 anni, e the girl sparì per sempre dalla mia vita.
E la mia vita, nonostante l’assenza di the girl, è andata avanti. O almeno lo ha fatto fino a pochi minuti fa, quando mi è tornata in mente the girl. L’esercizio che abbiamo fatto quel giorno e le uova. Soprattutto le uova.
Chi è che gira con le uova avvolte nella carta di giornale? Perché avvolgerle in della carta di giornale? Perché non usare i cartoni fatti apposta per trasportare le uova? The girl era solita comprare le uova avvolte nella carta di giornale? Ma le uova avvolte nella carta di giornale non si comprano da nessuna parte. Nessuno vende uova avvolte nella carta di giornale. Quindi the girl comprava le uova e poi le avvolgeva nella carta di giornale. Perché mi accorgo solo ora di quanto è bella questa cosa delle uova avvolte nella carta di giornale? Io potrei innamorarmi di chi parla inglese e usa carta di giornale per avvolgere le uova. Chi era the girl? Come ho fatto a non capire che the girl non me la dovevo far sfuggire? Perché non le ho chiesto di restare? Di fare inglese anche l’anno prossimo?
Forse perché, quando ero piccolo, le uova mi facevano paura. Mi faceva paura pensare che dentro le uova ci vivono i pulcini. Ogni volta che rompevo un uovo sapevo che non avrei potuto trovarci il pulcino, ma non ci avrei giurato. C’era qualcosa dentro di me che mi diceva che quell’uovo che stavo per rompere non lo avrei dovuto rompere.
Forse perché le uova non sono fatte per essere rotte. Non da fuori almeno. Le uova sono fatte per essere rotte da dentro, non da fuori.
C’è un motivo se non hanno un taglio, una linea, una guida, un pertugio per aprirle. Prendi le noci ad esempio. Quelle sì che sono fatte per essere aperte da fuori. Nelle noci, tutto intorno, c’è una linea che le abbraccia, come una cicatrice che ha fatto qualcuno. Come se tutte le noci del mondo fossero già state aperte e poi richiuse. Come se esistesse una fabbrica alta, lunga e tutta grigia, in cui le noci, prima di diventare noci, vengono aperte, si verifica che dentro ci siano i gherigli (che ogni volta che mi ricordo che il dentro della noce si chiama gheriglio penso che morirò senza sapere tante cose) si verifica che ci siano i gherigli, si richiudono e si fanno crescere sugli alberi.
Quando vedo una noce e la sua cicatrice tutta intorno, anche se non so tutta la storia della fabbrica e del gheriglio, vado tranquillo. So che non avrò sorprese. Quella cicatrice mi rassicura, mi dice che non sono il primo ad aprire la noce, ché essere i primi a fare qualcosa ci vuole il coraggio. Quello che mi manca di fronte…
Le uova. Le uova sono lisce. Tutte lisce. Non sono mai state aperte da nessuno. Sono inespugnabili. Impenetrabili, come lo sono certe persone. La regina Elisabetta ad esempio. Se c’è una cosa che più di tutte mi ricorda le uova è la regina Elisabetta. Tale e quale alle uova: così invincibile, così tonda, così beige. Io non l’ho mai capita la regina Elisabetta, forse perché abbiamo tanti anni di differenza.
Soprattutto non l’ho mai capita perché non parlo inglese, e lei sì. La regina Elisabetta è proprio inglese. Io non parlo inglese perché un anno con the girl non mi è bastato. A chi è che basterebbe un anno con the girl? Bisognerebbe passarci una vita. Una vita intera a fare inglese e avvolgere le uova nella carta di giornale. Andare dal giornalaio, comprare i quotidiani, e usarli per avvolgere cento uova, con la speranza che un giorno si rompano da dentro e escano cento pulcini. E insieme a the girl insegnare l’inglese a tutti e cento i pulcini, che fuori casa possono fare pio pio quanto vogliono, ma dentro casa, con me e the girl, with your mum and your dad, you speak english, questa lingua speciale.



Ma chi è che gira con delle uova avvolte in carta di giornale in borsa, davvero. The girl è un cold case. (Non mi fa più fare i corsivi e ciò mi disturba).
Mick, forse questa è la più romantica e poetica tra quelle che hai pubblicato. La trovo bellissima